Chiungu 2 – Friend The Great Legacy: tutti i nodi prima o poi vengono al pettine

Chiungu 2 è il seguito del popolarissimo film Chiungu del 2001. Ci sono voluti ben 12 anni perché fosse girato un seguito, ma data la qualità del film in questione, possiamo dire che è valsa la pena aspettare. La storia riprende 17 anni dopo la fine del film originale, e rivede sulle scene l’amato protagonista Joon Seok affiancato stavolta dal giovane Choi Sung-hoon, interpretato da Kim Woo Bin.

Il mio voto è 8

Questa non è una recensione adatta a chi non ha visto il film, perché contiene SPOILER! Quindi attenzione!

Chiungu 2 Friend The Great Legacy

Chiungu 2 Friend The Great Legacy

In genere, il seguito di un grande film delude sempre, ma non è così per Chiungu. Mi sento per questo di elogiare il regista Kwak Kyung-taek che è riuscito a realizzare per la seconda volta un film di tutto rispetto.

La storia riprende con Joon Seok che dopo ben 17 anni passati a scontare una pena di cui, di fatto, non aveva propriamente colpa, esce di prigione. Già qui vediamo un uomo d’onore d’altri tempi. Un capo che non fugge difronte alle responsabilità, e poiché la sua gang si è macchiata del delitto, lui si assume la colpa e paga per i loro crimini. Ci rivedo anche un tentativo da parte di Joon Seok di redimersi per non essere riuscito a salvare l’amico.

Ma a pochi giorni dalla sua scarcerazione cosa succede? Succede che va da lui una sua vecchia conoscenza, una ragazza membro delle Rainbow con cui lui e i suoi amici da liceali usavano passare il tempo.

La donna va da lui per chiedergli un favore. Ha avuto un figlio, e suo figlio è un piantagrane, una testa calda. Ora è in carcere e gli stessi uomini di Joon Seok vogliono fargli le penne. Se due + due fa ancora quattro, non ci vuole molto a capire che il pargolo in questione è il figlio di Dong Su. Ma nel film non se ne fa menzione fino alla fine. Scelta che ho gradito molto.

Quindi ecco qua, la possibilità del riscatto, l’occasione per la redenzione, quella vera.

Joon Seok si avvicina al ragazzo, Choi Sung Hoon, e lo protegge e in qualche modo gli dà quegli insegnamenti che lui in vita sua non ha mai ricevuto a causa di un padre assente e una miriade di uomini che hanno affiancato la madre, bravi solo a derubarla o picchiarla.

Il rapporto Joon Seok – Sung Hoon mi è piaciuto molto. Niente smanceria, niente dolcezza, solo qualche dritta e una spalla su cui… vomitare!

Sung Hoon per la prima volta incontra un uomo che non odia.

Che poi, diciamolo, se proprio Joon Seok voleva fare qualcosa di buono, avrebbe dovuto prendere il ragazzo, mandarlo sotto le armi, allontanarlo dal mondo delle gang e tentare di avviarlo per quella strada che sia lui che il padre non erano stati in grado di intraprendere.

Ma no, un gangster è sempre un gangster, e non se ne parla di vivere onestamente. Nella vita contano il potere e i soldi e Sung Hoon ha del potenziale da vendere. Quindi diamogli due dritte e “baciamo le mani!”.

Chiungu 2

Chiungu 2

Di Chingu 2 ho apprezzato la risposta che ha saputo dare a tutte le domande rimaste in sospeso nell’altro film. Qui tutti i nodi vengono al pettine: come il padre di Joon Seok ha fondato la sua gang negli anni ’60, i retroscena dell’assassinio di Dong Su, nonché il perché il padre di Joon Seok si preoccupava sempre che il figlio avesse mangiato prima di uscire (prima scena del primo film). Joon Seok stesso spiega il perché a Choi Sung Hoon: i gangster chiedono sempre se hai mangiato perché non sanno quando potranno farlo ancora, il mangiare assieme li rende una famiglia.

Il percorso verso la redenzione di Joon Seok, intento a riscattare il suo senso di colpa nei confronti dell’amico, giungerà al termine? Direi un po’ sì e un po’ no. Il colpevole dell’assassinio di Dong Su viene ucciso dallo stesso Sung Hoon, però la morte è la giusta soluzione? Joon Seok e Sung Hoon si sono davvero liberati delle loro catene del passato?

Non ne sono convinta. Il film finisce ma ad entrambi manca ancora qualcosa, quel qualcosa per voltare davvero pagina. A Sung Hoon manca un sostegno, un esempio da seguire, e a Joon Seok quella serenità che avrebbe potuto abbracciare se solo fosse stato quel sostegno. Ma la vita è così, un po’ giusta e un po’ sbagliata, perciò anche qui apprezzo la scelta del regista.

Per il resto anche qui ho colto qualche inaspettato insegnamento morale. Quando Joon Seok riaccompagna a casa Sung Hoon dopo la sua sbornia, il ragazzo accenna un inchino e gli dice grazie, e lui gli risponde con le famose parole:

“Gli amici non hanno bisogno di dire grazie”

 

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